NEVE: scatti con la Yashica MAT124G

Immagine
Continuando a riprendere degli scritti di qualche anno fa....


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Dopo essere stato tutto il giorno in ufficio, esci e la neve ha coperto tutto.
L’atmosfera ovattata, il suono attutito, è un tuffo al cuore. Corri in auto e prendi la tua fedele Yashica, che da qualche tempo ti segue ovunque vai, e inizi a passeggiare tra i panorami innevati della montagna.
La mancanza di rumori forti riesce a farti estraniare da quello che ti circonda e ti concentri ancor di più sul soggetto.
La neve cade e colpisce il vetro smerigliato all’interno del pozzetto, e sciogliendosi ti rende faticosa la messa a fuoco.
Ti bagni. Sei tutto infreddolito, ma vai avanti, perché ogni pianta, ogni panchina e ogni oggetto richiamano la tua attenzione, creando forme e contrasti unici. In mezz’ora consumi un rullo e scappi a casa a sviluppare.
Quei paesaggi, nella forza del medio formato, saranno per sempre impressi. Quella neve non si scioglierà mai.










Era il ritratto...

Con questo post inizio a riprendere una serie di scritti di qualche anno fa su miei personali punti di vista riguardo ad alcune argomentazioni fotografiche.
In molti di loro mi ci ritrovo ancora pienamente mentre per altri ho approfondito e limato alcune considerazioni nell'arco degli anni.
Li pubblico esattamente come erano usciti su altri siti e nel caso integrerò il pensiero in post successivi.


Era il ritratto...


Soffermandosi sulla definizione formale di ritratto possiamo riassumere che "Il ritratto è una rappresentazione di una persona secondo le sue reali fattezze". In nessun modo, quindi, andiamo a specificare come questo debba essere rappresentato visivamente, e non poniamo limiti di costruzione dell'immagine...



Spesso però il ritratto è associato colpevolmente al solo volto. Associato perché il volto è quello considerato più rappresentativo dell'essere umano e della sua unicità.
Benché questo sia quasi totalmente vero, non può però coincidere con l'accezione generica di ritratto, e ancor più non può, e non deve, essere parte dell'equazione ritratto uguale volto.


Quello che caratterizza più di ogni cosa l'essere umano è la sua espressività e la sua mimica, che va a rafforzare e caratterizzare la persona a un livello più profondo del solo aspetto esteriore. Tramite le nostre espressioni possiamo trasmettere, senza parlare, sentimenti, pensieri e stati d'animo che l'osservatore più agevolmente recepire e fare suoi. Proprio per questo il ritratto umano è rafforzato quando a rappresentarlo è anche il corpo, o parte di esso, che con la sua gestualità riesce a trasmettere emozionalità che supera la materialità e sconfina nell'interiore.



Quando il corpo rappresentato è quello femminile, si concretano e si aggiungono elementi rappresentativi importanti. Si introduce una bellezza assoluta, indiscussa, supportata da Madre Natura stessa che ha creato la donna come espressione di dolcezza, protezione e materializzazione dell'amore e melodia assoluta della Natura stessa.  La gestualità, anche quando è rapida e netta, rimane sempre visivamente dolce annullando ogni forma di rigidità esteriore ed interiore, ma soprattutto supportando le emozioni che il volto e lo sguardo femminile utilizzano per aprire le porte su una dimensione parallela, fantastica ed eterea.  Dimensione difficile da esplorare, non fosse altro, per l’infinità di sfaccettature e meandri da scoprire e senza considerare l’inaccessibilità di luoghi dell'animo femminile e di confini psicologici e interiori invalicabili.





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